Una ricerca condotta dal provider BT rivela che il 70% degli insegnanti intervistati non ha saputo indicare dove si sarebbero rivolti in caso di sospetto abuso via Internet a danno di un bambino, o anche solo se lo stesso abbia avuto accesso a materiale pornografico.La ricerca è stata condotta in collaborazione con il Child Exploitation and Online Protection Centre (CEOP), del quale ho già parlato, e la hotline inglese Internet Watch Foundation (IWF), la Internet Content Rating Association (ICRA), Get Safe Online, Stop It Now!, e Yahoo!.

Nel rapporto si evidenzia che i bambini tendono sempre più a cliccare su “inappropriate material” che è per adulti, violento o incoraggia attività illegali.

Dei 63,4 milioni di utenti unici che hanno visualizzato siti web per adulti nel Dicembre 2005, il gruppo di età più grande è stato quello composto da ragazzi fra i 12 e i 17 anni.

Nel rapporto si parla anche del gap che vi è fra i navigatori più giovani e i genitori e gli insegnanti, che spesso non utilizzano e non conoscono Internet, e non sanno come approcciarsi alla questione della sicurezza del bambino in rete..

Jim Gamble, CEO del CEOP, aggiunge: “Attraverso l’educazione dei giovanissimi a come essere sicuri online possiamo rafforzarli per gestire i rischi e fare di internet un posto sicuro. Facendo così possiamo rendere Internet un posto ostile per gli abusanti che cercano di sfruttare sessualmente i bambini online e nel mondo reale.”

Per scaricare il rapporto completo in pdf (4,1MB), clicca qui.