Qualche mese fa, chiunque avesse cercato su Google i termini miserable failure, avrebbe notato come apparisse il curriculum di George W. Bush, primo fra i risultati “organici” (cioè naturali). Se poi avesse cercato il termine fallimento, avrebbe trovato il curriculum di Silvio Belrlusconi.
Sembra che Google avesse poi “corretto” l’algoritmo…
[In realtà risulta così anche in questi giorni, provare per credere: digitare miserable failure e poi “mi sento fortunato” in Google, ripetere l’operazione per fallimento, qui però il risultato è la pagina 404, prima era il curriculum di Berlusconi nella pagina del Governo]

Tutto si basa su una semplice congettura. Google mette in cima al rank le pagine molto linkate da altre (e se queste sono molto linkate a loro volta, meglio ancora…).
Dunque un gran numero di navigatori buon temponi si è prestato al bombing semplicemente apponendo un link che generalmente era la parola fallimento con il link alla pagina del curriculum del premier.

Stessa idea è venuta in mente a Chris Bowers, sostenitore dei Democratici americani, che ha pensato di sfruttare Google per mettere sotto cattiva luce politica una cinquantina di candidati repubblicani. Ogni link apposto, in relazione al nome del canditato, rimandava a siti di matrice politica opposta.

Quaesta notizia l’ho letta su Repubblica.it

Che riporta anche un esempio: digitando su Google Jon Kyl, ex senatore repubblicano dell’Arizona in cerca di un secondo mandato, primo risultato è un articolo del Phoenix New Times in cui si legge che Kyl, “inchinandosi ossequiosamente all’amministrazione Bush e alla destra radicale”, non avrebbe favorito i cittadini dello Stato che l’hanno votato, appunto dell’Arizona.