C’è un fundraising buono. E c’è un fundraising cattivo.

Il fundraising buono è quello che considera la relazione con il donatore
al centro della propria strategia.

Quello cattivo è quello che si “riduce” a una forma di marketing

Fundraising cattivo Fundraising buono
Una forma di marketing. Una forma di relazione.
Qualcosa che si fa verso i donatori. Qualcosa che si fa con i donatori.
Gli operatori orientati alla missione dell’organizzazione senza nessuna
relazione con i donatori. Anzi spesso ostili verso i donatori stessi.

Ne deriva un fundraising come disciplina esterna.

La mission è importante.
I donatori sono importanti.
Il fundraising è parte integrante del lavoro.
Il fundraising dei “trucchetti”: le organizzazioni non condividono
informazioni con i donatori, e si sforzano di attirare la loro attenzione
con argomenti non in relazione con la propria mission.
Presto questi “trucchi” rendono noioso il fundraising, che smette
di funzionare.
Lo sforzo principale dell’organizzazione è come condividere tanta
ricchezza di informazioni senza risultare “incontenibile”?
Il fundraising serve per ri-acquisire continuamente i donatori. Gli effetti del fundraising promuovono una relazione continua che diventa
più profonda per ogni tipo di donatore.
Nel cattivo fundraising, le relazioni sono conseguenti, fuori
tema, spesso evitate.
Nel buon fundraising, la relazione non è tutto.
E’ la sola cosa.

Parola di donatore.