Web marketing per il non-profit

Web Marketing, Non-Profit Fund Raising, Motori di ricerca, Internet (più) sicuro

La maggior parte di tutto il contenuto pedoporno presente sul web - immagini e video - si trova su server residenti in Russia e Stati Uniti. Questo non sorprende affatto, già in passato tutti gli indicatori, come quelli ricavati dalle segnalazioni e i rapporti ricevuti dalle hotline, davano questo risultato.
Non stupisce neppure il fatto che la Gran Bretagna abbia la palma d’oro della lotta più efficace al proliferare di materiale di abusi sessuali sui bambini online.

Peter Robbins, CEO di IWF (Internet Watch Foundation, hotline inglese per le segnalazioni di pedopornografia) afferma che il risultato è dovuto allo sforzo congiunto e coordinato dell’industria Internet in UK.
Gli ISP sanno che cos’è il materiale pedoporno e sanno che devono eliminarlo.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, una scusante può essere sempre la stessa, ovvero il gran numero di server presenti in tutto il paese che alza il valore assoluto di scoperte di materiale pedoporno. Ma non solo: le tecniche investigative americane tendono a “lasciare online” per lungo tempo i siti sospetti per tracciare tutti i “frequentatori”.
La polizia inglese inglese invece preferisce che il sito venga chiuso prima possibile e il lavoro di investigazione si basa sui file di log.

Robbins sostiene che in Russia manca un’autorità “centralizzata” per affrontare il problema, e a questo si aggiunge la mancanza di hotline per la segnalazione di materiale pedoporno online.

da Reuters UK

Ofcom, un Authority britannica indipendente per la regolamentazione e la concorrenza dell’industria delle comunicazioni, ha pubblicato una ricerca che rivela l’importanza di una efficace autoregolamentazione dell’industria (ISP) e dell’empowerement dei consumatori nella protezione in Internet.
Il 59% degli adulti in UK ha un accesso a Internet da casa, e il 68% di essi ha un accesso a banda larga (cavo o adsl).
Gli utenti di Internet si aspettano di essere protetti online da frodi e da altre forme di contenuti pericolosi o dannosi, e si aspettano che non ci entrino in contatto i minori innanzitutto. Inoltre si aspettano che debbano essere rimossi dalla loro vista i contenuti illegali, primi fra tutti i contenuti pedopornografici.

Secondo Ofcom, dalla ricerca si possono estrapolare alcuni messaggi chiave nell’individuazione del miglior approccio per proteggere i conumatori online:

  • una protezione efficace in Internet si raggiunge generalmente attraverso un grado di co- e auto-regolamentazione maggiore rispetto agli altri media
  • una protezione efficace richiede più livelli di cooperazione internazionale
  • Internet richiede una maggiore responsabilizzazione del consumatore

In Gran Bretagna sono attivi molteplici meccanismi di auto regolamentazione del settore:

  • TrustUK: il commercio elettronico (e dunque ogni transazione effettuata con carta di credito online) è regolato dall’adesione del venditore a un codice di condotta
  • l’Internet Service Providers Association (ISPA) esige dai propri membri regole sulla protezione dei dati e l’adesione al programma TrustUk
  • la hotline Internet Watch Foundation (IWF) combatte la presenza di immagini pedopornografiche e contenuto razzista online
  • l’Internet Crime Forum incoraggia la cooperazione tra gli internet Service Providers e le Forze dell’Ordine

il rapporto di Ofcom riporta anche le sfide che Internet richiede, in relazione alla protezione degli utilizzatori:

  • molti consumatori non comprano online per paura di utilizzare la carta di credito
  • sono in forte crescita i “furti” di dati sensibili attraverso frodi (phising)
  • approcci unilaterali e a livello nazionale per bloccare o rimuovere contenuto illegale o pericoloso, non risulta efficace senza una reale cooperazione internazionale

Per scaricare la ricerca di Ofcom, clicca qui (il file è in formato pdf).

Il Governo Britannico vuole che i provider UK **volontariamente** adottino software, e lo facciano entro la fine del 2007, che filtrino automaticamente i conenuti pedopornografici.
Questi filtri sono in grado di bloccare il materiale che accidentalmente si può incontrare in rete ma quasi nulla possono se immagini o video pedoporno sono veicolati tramite p2p, email, IM, connessioni protette e criptate e così via, e sono del tutto inefficaci nel contrastare i tentativi di adedscamento.
Gli ISP naturalmente sono diffidenti. L’aggiornamento software costerebbe milioni.

Il sottosegretario agli Interni, Vernon Coaker, in Maggio ha dichiarato che il Governo vuole che tutti gli ISP in UK, grandi e piccoli che siano, abbiano entro il 2007 una qualche protezione per la navigazione degli utenti ai quali forniscono la connessione.

In termini di protezione dei minori in Internet, la situazione in Inghilterra è fluida, e molto più dinamica che in ogni altro paese europeo.
La Hotline Internet Watch Foundation (IWF) (ne ho già parlato altre volte in questo blog), che ha il mandato di contrastare il materiale pedopornografico in UK, grazie alle segnalazioni ricevute dagli utenti Internet - in Italia il compito è affidato a Stop-It.org, la Hotline di Save the Children Italia -, sostiene che grandi risultati sono stati raggiunti combattere la presenza del materiale pedopornografico “locato” su server britannici. Infatti, solo lo 0,4% delle segnalazioni ricevute da IWF riguarda materiale relativo ad abusi sessuali su bambini residente in UK, contro il 18% del 1997.
Ovviamente il problema più grande è come contrastare il materiale ospitato su server lontani dall’area di influenza della UE, dove permane la maggioranza del contenuto criminale.
Per questo IWF ha compilato una lista di migliaia di URL di siti locati fuori dai confini britannici (in maggioranza russi e US), che possono essere bloccati dagli ISP inglesi.

Ma l’utilizzo di queste liste per i filtri software non è semplice, specie per motivi legali.
Per capirci, e sempilificando, non si può inibire completamente l’accesso (dalla Gran Bretagna) a un grande portale straniero che ospita contenuti illegali in una pagina aggiornata da un utente qualsiasi.

Insomma, la discussione continua…

Una ricerca condotta dal provider BT rivela che il 70% degli insegnanti intervistati non ha saputo indicare dove si sarebbero rivolti in caso di sospetto abuso via Internet a danno di un bambino, o anche solo se lo stesso abbia avuto accesso a materiale pornografico.La ricerca è stata condotta in collaborazione con il Child Exploitation and Online Protection Centre (CEOP), del quale ho già parlato, e la hotline inglese Internet Watch Foundation (IWF), la Internet Content Rating Association (ICRA), Get Safe Online, Stop It Now!, e Yahoo!.

Nel rapporto si evidenzia che i bambini tendono sempre più a cliccare su “inappropriate material” che è per adulti, violento o incoraggia attività illegali.

Dei 63,4 milioni di utenti unici che hanno visualizzato siti web per adulti nel Dicembre 2005, il gruppo di età più grande è stato quello composto da ragazzi fra i 12 e i 17 anni.

Nel rapporto si parla anche del gap che vi è fra i navigatori più giovani e i genitori e gli insegnanti, che spesso non utilizzano e non conoscono Internet, e non sanno come approcciarsi alla questione della sicurezza del bambino in rete..

Jim Gamble, CEO del CEOP, aggiunge: “Attraverso l’educazione dei giovanissimi a come essere sicuri online possiamo rafforzarli per gestire i rischi e fare di internet un posto sicuro. Facendo così possiamo rendere Internet un posto ostile per gli abusanti che cercano di sfruttare sessualmente i bambini online e nel mondo reale.”

Per scaricare il rapporto completo in pdf (4,1MB), clicca qui.

2006 03 24
da BBC.co.uk
The number of internet child pornography sites reported to police soared by almost 80% last year, according to a new report.

Nel regno unito è attiva la hotline per le segnalazioni Internet Watch Foundation (IWF) e in Italia quella di Save the Children.

  

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